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HISTORY - BENI ARCHITETTONICI - SITI ARCHEOLOGICI - UOMINI ILLUSTRI - MASSERIE
Masserie e Masserie Fortificate nell’agro di Cellino S. Marco

Durante questi secoli di continui capovolgimenti politici, le masserie, sono fra le più interessanti costruzioni esistenti all’esterno del perimetro della città, e costituiscono notevoli testimonianze storiche sulla natura economica del territorio, in quanto rappresentano un fenomeno di rapporto, che è esistito per secoli, tra uomini, lavoro agricolo e produzione.
Nelle masserie per lungo tempo l’ uomo è riuscito a sopravvivere lontano dalla città, si è organizzato in maniera tale da svolgere l’attività agricola, traendone il massimo profitto, anche in situazioni storiche non favorevoli.
L’origine della masseria, concepita come azienda agricola, secondo gli storici, risalirebbe al periodo dei Normanni; tuttavia il significato del termine ci porta molto più lontano nel tempo.
Masseria” deriva dal latino arcaico “massa” = “massa di pasta, lievito”, termine che fu importato dal greco “maza” = “massa di farina impastata, pane d’orzo”; da questo significato si passò nel latino classico a quello più generico di “riunione, blocco”; nel tardo latino significò “complesso di beni rustici”. In età medioevale si indicavano con la parola “massa” le terre che furono oggetto di donazione anche in forma di bene demaniale. Successivamente “massa” ha indicato in generale estese proprietà, e in questo senso se ne trova ancora l’uso in documenti del XV e XVI secolo.
Non è facile dire quali siano state le funzioni avute nel corso dei secoli dalle nostre masserie.
Federico Il di Svevia aveva già promosso un loro ruolo determinante nella vita dei nostri avi, facendone delle vere e proprie “fabbriche dell’agricoltura”.
Eliminò i latifondi utilizzati come pascoli e li trasformò in centri agricoli “le masserie” ordinando che i prodotti fossero oggetto di scambio durante le più importanti fiere.
Tuttavia fin dalla loro origine si denotano interessi non solamente agricoli, ma anche per l’attività dell’allevamento del bestiame e principalmente per la pastorizia, che ebbe un consistente incremento dalla dominazione degli Aragonesi in poi, in particolare dopo l’istituzione della “Dogana delle pecore”.
Architettonicamente, nonostante le minuziose ricerche di archivio, la definizione dell’origine dell’epoca di costruzione delle fabbriche masserie è molto complessa se non impossibile a causa del sovrapporsi di elementi in epoche successive. In molti casi inizialmente questi complessi erano costituiti da modeste dimore composte da pochi vani con improvvisati recinti per l’allevamento del bestiame; successivamente si sono completate con altri elementi adoperati ed usati in maniera spesso diversa, perché ogni generazione che li ha abitati vi ha lasciato la propria impronta per adattarla a particolari necessità, o per ampliarle, e comunque per esigenze derivanti da nuovi tipi di colture o di attività lavorative.
Un chiaro incremento delle masserie nelle nostre zone si ebbe nei secoli XVII e XVIII, quando si sviluppò l’allevamento del bestiame e quando ci fu una maggiore necessità di difendersi da molti pericoli.
Il ricovero e la custodia delle greggi, la mungitura e la lavorazione dei prodotti caseari imposero una diversa articolazione planimetrica e volumetrica nonché l’adozione di nuovi sistemi costruttivi...
L’unica porzione che continuò a mantenere inalterate le sue prerogative fu quella destinata alle abitazioni”. Le novità riguardavano le superfici per gli ovini o “jazzi”.
Le pecore e gli agnelli non possono subire a lungo l’azione della pioggia, del freddo e della neve, pertanto le costruzioni a loro destinate avevano una forma rettangolare con altezza limitata, con murature cieche su tre lati e con una consecuzione di archi e di aperture sul quarto lato. Antistante a quest’ultimo esistevano degli ampi recinti prevalentemente delimitati da muri di pietra a secco.
Dove esisteva il fenomeno della transumanza queste aree erano spesso lontane dalla masseria, e potevano trovarsi fuori dall’agro quando gli spostamenti avvenivano per lunghi tratti, come ad esempio il tragitto fra Martina Franca ed Avetrana, chiamato “passaturo delle vacche montane”.
Nel nostro territorio, il Salento, abitazioni e “jazzi” erano contigui o appena disgiunti, perché non esisteva la transumanza concepita come trasferimento in vaste zone, ma gli spostamenti del bestiame (in prevalenza pecore), avvenivano da pascolo a pascolo, a causa dell’esaurimento del foraggio, o al massimo nello stesso agro in alcuni periodi dell’anno.
Infatti nel periodo di raccolta delle olive, per non arrecare danno alla produzione, gli jazzi servivano a tenere lontano il bestiame sotto forme minori di transumanza che portarono ad arricchire il territorio di tutta una serie di strutture sparse: ricoveri, pozzi, cisterne, recinti, acquari, ecc., di cui ancora oggi vi sono tracce.
Un’altra non meno importante causa dell’incremento delle masserie fu, come abbiamo detto, la necessità della difesa dai pericoli che venivano dalle invasioni, dalle guerre tra le città rivali, dal brigantaggio, dalla distanza tra le città, dalla funzionalità o precarietà della rete stradale rurale, dalle caratteristiche del luogo. Di conseguenza i grandi proprietari terrieri si preoccuparono di realizzare in maniera naturale sistemi di difesa idonei a garantire l’incolumità della gente che ci lavorava.
In molti casi si organizzo un sistema di “difesa passiva” che consisteva nel rendere inaccessibile il luogo dove si rifugiavano persone animali e cose, attraverso alti muri di recinzione.
In alcuni casi e successivamente la difesa diventava “attiva” allorché le recinzioni o le costruzioni erano attrezzate con sistemi di feritoie o di merlature e, in corrispondenza delle porte e delle finestre, di piombatoi o caditoi, da cui respingere eventuali attacchi assalitori. Notevole diffusione, sia per l’efficacia difensiva, sia per il significato simbolico assunto nel tempo, ebbe la “garitta pensile”, generalmente realizzata agli angoli degli edifici all’altezza della copertura o del piano superiore, da cui, attraverso feritoie strategicamente disposte, era possibile, stando a riposo, sorvegliare due lati dello stesso edificio e proteggere le aperture.
In diverse masserie si riscontra, inoltre, la presenza di trulli come costruzioni unicellulari, ma anche pluricellulari quando questi comunicano tra di loro.
Gran parte delle masserie sono caratterizzate dalla presenza della casa torre, che a volte appare isolata dai restanti corpi di fabbrica che la contornano, a volte invece è entrata in combinazione con gli altri elementi, pur rimanendo evidente l’originaria fisionomia.
L’epoca di costruzione di questi organismi architettonici sembra risalire al XVII secolo.
Si tratta comunque di strutture nelle quali prevale la mole di un edificio che richiama castelli ed opere fortificate ma, contemporaneamente, sembra determinata da motivi riguardanti la tutela della produzione. Esiste infine nel nostro territorio una ulteriore vicenda costruttiva che, verificatasi nei primi decenni del 1800, fu determinata dalla necessità di alcune famiglie di trasferire la propria residenza in campagna per riordinare la proprietà rurale con la costante presenza sul luogo di produzione. Questi modelli architettonici richiamano i palazzotti cittadini e contengono elementi ripetitivi che ne fanno allontanare l’idea di masseria se non fosse per la presenza di macchine ed attrezzi agricoli che ne indicano la funzione.
Un elemento comune a quasi tutte le tipologie è la parte centrale del sistema architettonico, costituito dalla “corte interna” che ha la funzione di elemento di confluenza e di distribuzione dei compiti che ha ogni singolo volume.
Gli spazi del piano terra sono destinati alle attività agricole, all’allevamento del bestiame, a deposito di attrezzi, a volte anche ad abitazione dei coloni, a cappella; quelli del piano superiore sempre ad abitazioni.
Altra caratteristica comune a tutti i complessi-masseria è il massiccio muro perimetrale in pietra a secco che spesso comprende anche spazi operativi e che hanno l’intento di garantire ampia sicurezza.
Elemento comune è anche l’essenziale problema dell’acqua, che andava raccolta e conservata: quella piovana veniva recuperata dai lastrici solari o dai tetti a falde attraverso un sistema di canalizzazioni che portava in diverse cisterne.
Anche l’aia, lastricata con “chianche”, o pietre vive di natura ferrosa e piatte, in quasi tutte le masserie offriva una canalizzazione per l’ acqua piovana, che veniva successivamente convogliata in appositi bacini o cisterne.
Dalle cisterne, poi, l’acqua veniva attinta con sistemi manuali e utilizzata sia nei servizi domestici con efficienti sistemi di canalizzazioni di entrata e di uscita, sia nell’ irrigazione, come denotano tracce ancora visibili in alcune masserie abbandonate e in rovina.
Molte masserie avevano inoltre la cappella.
Alcuni storici per comprendere la funzione di questi luoghi sacri consigliano di valutare la serie di compiti che la chiesa assolveva fino al 1810 (tra i quali quello della sepoltura, e lo stesso avveniva per le altre chiese di città) quando con l’Editto di Napoleone ci fu l’istituzione dei cimiteri comunali. Oggi, in seguito alle modificazioni culturali degli ultimi decenni, alla meccanizzazione delle attività agricole sul campo e della prima lavorazione dei prodotti, alla diminuzione degli addetti e alla grande trasformazione del territorio agricolo, molte masserie si trovano in uno stato di quasi totale abbandono e sopravvivono soltanto laddove sono presenti forme di allevamento tradizionali.
Oggi è diffuso parlare di recupero dell’ambiente e multifunzionalità dell’azienda agricola.
Le masserie possono, quindi, costruire preziosi stimoli per una rinnovata attività gestionale delle aziende, attraverso la possibilità che offre l’unione di attività agricole e turismo, la rivalutazione culturale dell’insediamento rurale ed altre occasioni quali per lo sport ed il tempo libero.
Le masserie di Cellino S. Marco sono:
Masseria “Li Veli”
Masseria “ Li Veliceddri”
Masseria “La Mea”
Masseria “Tamanzi”
Masseria “Polito”
Masseria “Guglielmi”
Masseria “Uggio”
Masseria “Annano”
Masseria “Esperti”
Masseria “ Camarda”
Masseria “Camardella”
Masseria “ La Menichella”
Masseria “S. Teresa”
Masseria “ Blasi”
Masseria ” Marotta”
Masseria “Curtipitrizzi”
Masseria “ Bosco”

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